Lavoro in agricoltura e caporalato: aumentano i controlli per le imprese

Con la nota n. 4227/2026 l’INL ha avviato una attività di vigilanza speciale in agricoltura al fine di intercettare il fenomeno diffuso dello sfruttamento del lavoro e in particolare per contrastare il reato di caporalato. A tal fine sono state attivate apposite task force, composte da personale INL, INPS, INAIL e personale del Nucleo Carabinieri per la tutela del lavoro, che hanno il compito di individuare gli obiettivi nel comparto agricoltura ove maggiormente viene impiegata manodopera stagionale prendendo in considerazione il periodo e le colture stagionali. In caso di violazioni quali sanzioni sono previste a carico delle imprese?
A seguito del recente e tragico evento avvenuto in Calabria che ha coinvolto 4 braccianti agricoli la cui morte è riconducibile al fenomeno del caporalato, l’Ispettorato Nazionale del lavoro ha attivato una campagna straordinaria di controlli in agricoltura.
Con una nota del 9 giugno 2026 n. 4227 l’INL ha dunque avviato una vigilanza speciale coinvolgendo INPS, IINAIL e personale del Nucleo Carabinieri per la tutela del lavoro.
Come verranno svolti i controlli e quali sono gli obiettivi che si propone di raggiungere l’Ispettorato? Quali sanzioni per le imprese?

 

Controlli in agricoltura: modalità e soggetti coinvolti
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro ha deciso di intensificare i controlli in agricoltura, un settore fortemente a rischio, nel quale anche negli scorsi anni erano state avviate apposite campagne al fine di prevenire e reprimere il fenomeno di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
I recenti accadimenti che hanno visto coinvolti dei braccianti agricoli morti in Calabria hanno acceso il dibattito e reso necessario intensificare i controlli ispettivi al fine di intercettare nel comparto agricolo il fenomeno diffuso dello sfruttamento del lavoro e in particolare per contrastare il reato di caporalato previsto dall’art. 603-bis del Codice penale.
Si tratta di una priorità strategica dell’Ispettorato che intende rafforzare l’azione di contrasto a tale fenomeno non solo su territori specifici ma intensificando l’attività ispettiva su tutto il territorio nazionale.
Per poter svolgere al meglio la propria mission istituzionale, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro coinvolgerà a partire dal mese di giugno 2026 e per tutto il periodo estivo il proprio personale ispettivo e altresì gli ispettori delle sedi provinciali di INPS, INAIL e del Nucleo Ispettorato del Lavoro (N.I.L.) dell’Arma dei Carabinieri per la tutela del Lavoro.
Lo scopo è quello di effettuare controlli mirati, garantendo un rapporto costruttivo tra gli enti coinvolti attraverso anche la sinergia con le organizzazioni sindacali, mediatori culturali e associazioni che hanno un ruolo nell’assistenza dei lavoratori.
A tal fine, l’Ispettorato Nazionale del Lavoro sta attivando e attiverà apposite task force, attraverso la modalità di squadre ispettive congiunte (“gruppi misti”) composti da personale INL/INPS/INAIL/N.I.L.
Si tratta peraltro di una forma già collaudata negli anni dall’ente. Il modello della multi-agenzia aveva già preso forma nel 2020 quando l’Ispettorato Nazionale del Lavoro per rafforzare il contrasto al caporalato ha successivamente consolidato una cooperazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) per contrastare il lavoro irregolare, lo sfruttamento lavorativo e garantire la tutela delle vittime del caporalato.
A ciò si aggiunga che è in corso un progetto denominato A.L.T. Caporalato T.R.E cofinanziato dall’Unione Europea (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2021–2027) e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, (Direzione Generale per le Politiche migratorie e per l’inserimento sociale e lavorativo) che vede coinvolto l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM). Lo scopo è quello di costituire e attivare task-force composte da ispettori del lavoro e mediatori culturali OIM per effettuare verifiche ispettive straordinarie in contesti territoriali a maggior rischio di sfruttamento lavorativo.

 

Come si articoleranno i controlli
La Direzione Centrale Vigilanza e Sicurezza dell’Ispettorato avrà il compito di individuare un numero minimo di ispezioni che verranno comunicate attraverso gli Ispettorati Interregionali del Lavoro alle varie sedi territoriali tenendo conto dei luoghi e sulla base delle attività di intelligence svolta anche a livello territoriale.
I soggetti coinvolti individueranno gli obiettivi nel comparto agricoltura ove maggiormente viene impiegata manodopera stagionale prendendo in considerazione il periodo e le colture stagionali.
Si dovranno attenzionare quelle aree territoriali ove il fenomeno del caporalato è maggiormente presente e dunque luoghi di maggiore rischio di irregolarità, concentrando gli accessi ispettivi nei periodi e nelle fasce orarie più critiche.
A tal fine gli organi di controllo potranno utilizzare:
– le banche dati telematiche a disposizione;
– il Portale Nazionale del Sommerso ai sensi dell’art 10 del D.Lgs. n. 124 del 2004;
– gli archivi informativi detenuti dall’INL, INPS, INAIL e dall’Arma dei Carabinieri.
L’Ispettorato Nazionale del Lavoro precisa che gli Ispettorati Interregionali si occuperanno di monitorare l’andamento delle attività ispettive svolte territorialmente e di comunicare le relative risultanze. Sul punto l’Ispettorato ha sottolineato che lo scorso anno nel settore agricolo sono state avviate 10.044 ispezioni, da qui la necessità di aumentare ulteriormente i controlli per intercettare il fenomeno dello sfruttamento lavorativo.
Quali sanzioni per le imprese agricole?
Il controllo più capillare e coordinato tra più enti ha l’obiettivo non solo di reprimere il fenomeno di sfruttamento già esistente ma di prevenire anche nuove forme di caporalato.
La fattispecie del caporalato è un reato previsto dall’art 603-bis del codice penale che si configura nell’ipotesi in cui viene reclutata “manodopera per destinarla a terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori”.
Tale condotta comporta la reclusione da uno a sei anni e una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.
Laddove “i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, le pene aumentano da cinque otto anni di reclusione e una multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore.

 

Maria Angelica Saponara

Ispettore del lavoro – Ispettorato Territoriale del Lavoro di Modena


30 Giugno 2026


Fonte : WOLTERS KLUWER – Ipsoa Lavoro