La Legge di Bilancio 2026 interviene in modo significativo sulla disciplina della previdenza complementare, rafforzando il ruolo del trattamento di fine rapporto quale leva di finanziamento del secondo pilastro pensionistico. Tornano centrali il meccanismo del silenzio-assenso e, per i lavoratori neoassunti del settore privato, l’adesione automatica ai fondi pensione collettivi, con possibilità di rinuncia entro termini prestabiliti. Parallelamente, viene ampliata la platea dei datori di lavoro obbligati al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS, sulla base di nuove soglie dimensionali. Il contributo analizza l’evoluzione normativa del TFR, le modalità di scelta del lavoratore e le principali novità operative introdotte a decorrere dal 2026.
Il trattamento di fine rapporto nasce come istituto di retribuzione differita, destinato a garantire al lavoratore un sostegno economico al termine del rapporto di lavoro. Nel tempo, tuttavia, la sua funzione si è progressivamente ampliata, assumendo un ruolo centrale nel sistema di previdenza complementare quale strumento di integrazione della pensione pubblica.
A partire dalla riforma organica del 2005 e dalla sua entrata in vigore nel 2007, il legislatore ha consentito al lavoratore di scegliere se mantenere il TFR in azienda o destinarlo a una forma pensionistica complementare, trasformando l’accantonamento in una leva strutturale del secondo pilastro previdenziale.
Meccanismo del silenzio-assenso
Il sistema vigente affida al lavoratore la decisione sulla destinazione del TFR entro sei mesi dall’assunzione. In assenza di una manifestazione espressa di volontà, opera il meccanismo del cosiddetto silenzio-assenso, in forza del quale il TFR maturando confluisce automaticamente nella forma pensionistica collettiva individuata dal contratto collettivo applicato o, in mancanza, nel fondo residuale previsto dalla normativa.
Tale meccanismo risponde all’esigenza di evitare l’inerzia decisionale e di orientare il lavoratore verso la previdenza complementare, considerata sempre più necessaria alla luce della riduzione dei tassi di sostituzione garantiti dal sistema pubblico.
Dimensioni aziendali
Un profilo rilevante della disciplina riguarda i datori di lavoro con almeno cinquanta dipendenti, per i quali il TFR dei lavoratori non aderenti alla previdenza complementare deve essere versato al Fondo di Tesoreria istituito presso l’INPS. In questo caso, il TFR assume natura di contribuzione previdenziale, con effetti rilevanti sul piano degli obblighi di versamento e dei conguagli contributivi.
Il criterio dimensionale dell’azienda continua quindi a incidere in modo determinante sulla gestione del TFR, distinguendo tra accantonamento interno, versamento al Fondo Tesoreria e conferimento ai fondi pensione.
Novità 2026
La legge di Bilancio 2026 interviene in modo significativo su questo assetto, ampliando la platea dei datori di lavoro tenuti al versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS. L’obbligo viene esteso anche alle aziende che raggiungono la soglia dimensionale dei cinquanta dipendenti negli anni successivi all’avvio dell’attività, superando l’impostazione che limitava l’adempimento alle imprese già strutturate oltre tale limite.
È previsto un regime transitorio che, per il biennio 2026-2027, fissa la soglia a sessanta dipendenti, destinata a ridursi ulteriormente negli anni successivi.
Adesione automatica neoassunti
L’intervento più innovativo riguarda l’introduzione, dal 1° luglio 2026, di un meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i lavoratori neoassunti del settore privato, con esclusione del lavoro domestico. In questo caso, il silenzio del lavoratore non comporta più soltanto il conferimento del TFR, ma determina l’iscrizione automatica a una forma pensionistica collettiva, ferma restando la possibilità di rinuncia entro sessanta giorni dall’assunzione.
La nuova disciplina segna un chiaro cambio di paradigma, spostando l’asse dalla libertà di adesione alla logica dell’adesione “di default”, ritenuta più coerente con le esigenze di sostenibilità del sistema previdenziale.
Equilibrio tra finalità di sistema e tutela del lavoratore
Le novità introdotte dal legislatore mirano a rafforzare la diffusione della previdenza complementare, valorizzando il TFR come strumento di accumulazione previdenziale e riducendo il rischio di scelte rinviate o inconsapevoli. Al tempo stesso, restano preservati spazi di autodeterminazione del lavoratore, attraverso il diritto di rinuncia e la possibilità di modificare nel tempo le proprie opzioni previdenziali.
Il nuovo assetto impone, tuttavia, un’attenta gestione informativa e amministrativa da parte dei datori di lavoro e dei professionisti, chiamati a garantire la corretta applicazione delle regole e una piena consapevolezza delle scelte operate.
9 Gennaio 2026
Fonte : WOLTERS KLUWER – Ipsoa Lavoro