Naspi: cos’è e come funziona

8 Settembre, 2017   |  

L’indennità di disoccupazione è un assegno mensile erogato dall’Inps nei confronti di chi perde il posto di lavoro a seguito di licenziamento, anche se per giusta causa. Non spetta a chi si dimette.

Al lavoratore dipendente che abbia perso il posto di lavoro a seguito di licenziamento spetta l’indennità di disoccupazione, oggi chiamata Naspi. Si tratta di uno dei cosiddetti «ammortizzatori sociali», volto a garantire un sostegno a chi perde la propria fonte di reddito. Non tutti i dipendenti hanno diritto alla Naspi, ma solo quelli che hanno maturato determinati requisiti che esamineremo qui di seguito. Ha inoltre diritto alla Naspi sia chi viene licenziato per ragioni disciplinari sia chi si dimette per giusta causa (come nel caso del dipendente oggetto di mobbing o a cui non sia pagato lo stipendio). Ma procediamo con ordine e cerchiamo di entrare nel mondo della Naspi, cos’è e come funziona l’indennità di disoccupazione.

Requisiti per ottenere la Naspi

Per poter beneficiare dell’indennità Naspi vi devono essere le seguenti condizioni (che approfondiremo nei seguenti paragrafi):

  • il lavoratore deve aver perso involontariamente la propria occupazione;
  • il lavoratore deve trovarsi in stato di disoccupazione;
  • il lavoratore deve poter far valere almeno 13 settimane di contribuzione nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • il lavoratore deve poter far valere almeno 30 giornate di lavoro effettivo, a prescindere dal minimale contributivo, nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione.

Stato di disoccupazione involontaria

Per ottenere la Naspi bisogna innanzitutto che vi sia stata la «perdita incolpevole del lavoro». Vi rientra:

  • il licenziamento dettato da ragioni aziendali (ristrutturazione, crisi, cessione del ramo d’azienda, esternalizzazione delle mansioni, cessazione dell’attività, ecc.);
  • il licenziamento disciplinare, quello cioè causato da un comportamento colpevole del dipendente, anche se talmente grave da giustificare il licenziamento in tronco (cosiddetto licenziamento per giusta causa);
  • le dimissioni volontarie del dipendente causate da giusta causa, ossia da un comportamento del datore di lavoro gravemente colpevole, tale da non consentire la prosecuzione del rapporto (mobbing, demansionamento, molestie sessuali sul luogo di lavoro; mancato pagamento delle retribuzioni, omessa tutela della salute del dipendente, discriminazioni, trasferimento ingiustificato e persecutorio, ecc.);
  • la risoluzione consensuale del rapporto di lavoro (ossia su accordo di entrambe le parti), intervenuta davanti ai sindacati o alla direzione del lavoro oppure avvenuta in ragione del rifiuto di trasferimento del lavoratore ad altra sede della stessa azienda, purché distante oltre 50 km dalla residenza o raggiungibile in 80 minuti o oltre con i mezzi di trasporto pubblici;
  • le dimissioni rassegnate durante il periodo di maternità (da 300 giorni prima della data presunta del parto e fino al compimento del primo anno di vita del figlio.

La Naspi non spetta poi agli operai agricoli e agli assunti a tempo indeterminato della pubblica amministrazione.

L’iscrizione al centro per l’impiego

Il lavoratore disoccupato deve confermare lo stato di disoccupazione contattando i Centri per l’impiego entro 30 giorni dalla data della comunicazione di licenziamento. Difatti, per percepire la Naspi egli deve dare necessariamente la disponibilità allo svolgimento di attività lavorativa e alla partecipazione a iniziative formative e di orientamento. Viene così creato un suo profilo personale e stipulato un patto di servizio personalizzato. Il patto di servizio deve indicare la disponibilità del richiedente alle seguenti attività:

  • partecipazione a iniziative e laboratori per il rafforzamento delle competenze nella ricerca attiva di lavoro (ad esempio stesura del curriculum vitae e preparazione per sostenere colloqui di lavoro o altra iniziativa di orientamento);
  • partecipazione a iniziative di carattere formativo o di riqualificazione o altra iniziativa di politica attiva o di attivazione;
  • accettazione di congrue offerte di lavoro.

Senza la disponibilità a tali attività il dipendente può perdere la Naspi.

Requisito contributivo

Altra condizione per ricevere la Naspi, ossia